Bookcrossing a Viareggio

Bookcrossing a Viareggio, grazie all’ iniziativa della nostra fantastica Federica Tamburini …

[Fonte: Il Tirreno ]

E sul davanzale di una casa di Viareggio spunta una biblioteca per tutti

di Simone Pierotti

Dall’idea di una insegnante che abita in Darsena nasce la variante viareggina del bookcrossing: libri da prendere, da lasciare, da condividere, da consigliare. Ma soprattutto da leggere…

VIAREGGIO. State camminando lungo la via Savi, nel cuore della Darsena, tra le tipiche viareggine dalle persiane snelle e dalla facciata color pastello. A un certo punto costeggiate una casa su un piano. Sì, avete visto bene: sul davanzale della finestra – anziché piante e fiorellini – sono appoggiati libri. Una scritta che sembra uscita da una filastrocca per bambini – «Parole a passeggio» – invita addirittura l’attonito passante a scegliere. O, come amano dire i lettori incalliti, a farsi chiamare da uno di quei fogli di carta rilegati.

L’insolito balconcino nasce dalla stessa filosofia che si cela dietro il «bookcrossing», il rilascio gratuito di libri in bar, ristoranti, mezzi di trasporto pubblici, parchi e alberghi. Un fenomeno diffuso anche in Italia ma che, forse, mai aveva varcato la soglia delle abitazioni private. Come quella di Federica Tamburini, insegnante di scuola primaria a Viareggio, che un bel giorno ha deciso di condividere romanzi e saggi con quanti transitano di fronte alla sua dimora in via Savi. «Su quel davanzale avevo sistemato alcuni fiori, ma erano sempre appassiti: forse era un segno del destino», confessa la maestra Federica. E allora, traendo ispirazione dalla sua amica attrice Elisabetta Salvatori, lo scorso aprile («Era il 10, me lo sono pure segnato») ecco addobbata la finestra con altri elementi di decoro, destinati a non avvizzire mai: i libri. «Mio marito ha accolto con favore l’idea pur con scetticismo: me li avrebbero potuti rubare».

E invece… «Inizialmente ho lasciato una trentina di libri a cui tengo, ma che posso riacquistare con facilità: mi sono sempre stati restituiti per poi essere nuovamente ripresi. Adesso ce ne sono quattro o cinque: il resto sono tutti libri portati da altri passanti». Il cui volto, quasi sempre, rimane ignoto. «Capita spesso che si fermino mentre io sono fuori: qualcuno ha lasciato un bigliettino di ringraziamento con tanto di nome e cognome e persino degli spiccioli».

Nel quartiere, intanto, Federica diventa «quella dei libri». «Una signora mi ha fermato mentre rincasavo e oltre a farmi i complimenti per l’idea mi ha domandato: ‘Ma i Promessi Sposi ce l’avete?’. Mi ha fatto ridere: ovviamente non sono una libreria o una biblioteca. Però, evidentemente, è bastato uno stimolo per risvegliare la voglia di leggere».

Per Federica, da buona insegnante, scoprire che il prossimo non è quell’umanità arida e fredda prefigurata nei romanzi di distopia di Bradbury, Huxley e Orwell è stata una doppia soddisfazione. «Ho sempre creduto nello scambio di libri, di cultura, di conoscenza, soprattutto a scuola. Viviamo, poi, in una città non particolarmente grande: dovremmo riscoprire il buon vicinato e ripartire dalle relazioni personali. C’è chi si congratula per l’idea di consegnare a uno sconosciuto un libro che rischia di non ritornare: per me sono più coraggiosi loro che partono da casa e scelgono un romanzo o una raccolta di poesie da un davanzale».

l bookcrossing fatto in casa vanta già alcuni seguaci: «In via Virgilio, sempre in Darsena, una mia amica e collega ha sistemato i suoi libri fuori dalla finestra. Però è solo una coincidenza: la condivisione dei libri non è una prerogativa degli insegnanti».

Che, come nel suo caso, non disdegnano le nuove tecnologie: «Io stessa uso costantemente il computer per lavoro. E leggo anche gli ebook. Però il libro come oggetto fisico è diverso: è un bene che i bambini ci si abituino fin da subito e che i grandi lo riscoprano ogni giorno». Altro che Facebook e Twitter, insomma: il vero social network – concetto sociologico, in verità, molto più antico di internet – sembrerebbe questo.

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